extra moenia

Cari che mi leggete, vi auguro un 2020 pieno di favole in cui credere.

Dicono che prima di noi c’era una gente molto selvatica che popolava i boschi delle colline e i roveti del fondo valle ai piedi del castello, lasciando a una popolazione più costumata, la coltivazione della valle che si spinge fino alle sponde del Tevere. Dicono che questi selvaggi vivessero assieme ai lupi, nella ferina convivenza prima e poi nell’eccidio che ne fecero quando accadde che le pelli di quegli animali potessero essere non solo tenute addosso per superare gli inverni ma anche scambiate e poi vendute a certa gente che si avventurava fuori dalle mura della città per cercare chi potesse uccidere il lupo per loro conto. Poi questi selvaggi amanti e assassini del lupo, furono sterminati pare da un terribile morbo contratto durante un rito magico allorché il lupo era già sparito da un pezzo dalle colline nostre per via del loro vigoroso debello. 

       Sempre che il morbo non si trattò di una vendetta del non del tutto morto spirito del lupo che prima fratello poi macellato da coloro che forse ben gli sta che sono tutti morti. Costanza, Costanza hai da essere più bona se un giorno ti vuoi maritare, se no chi ti piglia? Diceva nonna Cleofe la quale sempre fingeva mitezza per poter marranamente imperversare a suo piacimento. 

Lupo italiano

Ma che storie sapeva. Di lupi e di orsi eravamo il conclamato prodotto, diceva. Il castello nostro, a volerlo chiamare così, appena mezzo secolo prima che io nascessi, nell’anno 1573 un giorno che la povera Ortensia per fortuna non si avventurò in campagna, era di diretta proprietà del monastero benedettino di San Paolo fuori le mura che poi cedette le quattro pietre nostre e tutti noi miserabili a certa gente di recente nobiltà.

       Dentro e fuori le mura erano per me espressioni fiabesche che mi inserivano e disinserivano dall’essere partecipe delle cose vere, misteriosissime e magnifiche che appunto succedevano al di là del muro dietro cui c’era Roma tutta gremita di Santi e luoghi nominati coi nomi dei Santi medesimi che mai in ispirito li lasciavano. Fuori dalle mura, dove stentavamo a vivere noi, nulla esisteva e neanche noi esistevamo, nulla accadeva salvo il dibattito che le favole sollevano per essere credute vere dagli ingenui. E nel sollecitare credulità con affabulazione, mia nonna era una piccola autorità locale.  

       Aspetta figlia che il brutto deve ancora venire, mio nonno sempre raccontava, di quel giorno in cui si videro intorno l’assedio del nostro povero castello voluto da papa Martino per rimediare ai soprusi dei signori locali in favore dell’avvicendamento dei soprusi di altri signori. Ma lo scambio di padrone poi in vero non vi fu.

       Nonna, tu come fai a sapere? Io sapevo come lei sapeva più di quanto dicesse. Era altri, da quelli che noi sapevamo lei incontrasse, che in gioventù avevano narrato a lei in certi segreti momenti. Io questo lo sapevo, come a volte mi accadeva di sapere le cose senza aver visto o udito. Cleofe non rispondeva, né abbassava lo sguardo, e io sentivo che era hipocrita perché sua vita era anche altra da quella che noi sapevamo. 

       Ma la odiavo non per questo. Non so come già sapevo che il conoscere per me  non significava che qualcuno me lo avrebbe trasferito ma sarebbe stata una grazia che mi poteva accadere perlopiù imboccando vicoli ciechi. Punti in cui ciò che è visibile e piano è più menzogna di quello che non lo è. E io tanto volevo sapere, che senza perdonare Cleofe che vedeva solo il suo e mai il terribile che toccasse a me per via di quel bestiale zio che come mio padre era figlio suo, io sempre l’ascoltavo.    

       Mai più fui così severa nel giudicare i miei, come lo fui da bambina nei confronti di Cleofe, mia nonna. Allora non immaginavo certo che scaltrezze e cecità dei semplici, una volta svelate, erano colpe minori se confrontate, a certo reiterato peccare che vidi ammantato di fogge impensabili. Fogge mistificatorie di cui quel mio zio così pio, fu solo il primo e più rozzo usufruttuario. 

       Ora e sempre il peccato mio confronto, con quelle fogge che celavano sotto panni certo la presenza del Maligno in persona. Anche oggi, quando mi voltai verso la povera gente che mi acclamava priora, mentre entravo in questa mia agognata clausura, non cessavo di pensare a quel peccato mio. Ed infatti tra lo sconcerto generale, del peccato di cui mai oso proferire il nome, volli chiedere perdono a tutti, a voce ben udibile, prima di chiudermi la porta del monastero alle spalle, senza che quei semplici potessero immaginare di cosa chiedesse loro perdono quella ormai illustrissima madre. 

Alcune novità

Il 2020 porta con sé alcune novità importanti. Quest’anno ho riconfermato la mia adesione in qualità di socia alla SIL – Società Italiana delle Letterate il cui lavoro critico sulla scrittura delle donne insieme ai contenuti della rivista Leggendaria  si sono dimostrati fondamentali per il mio lavoro su Elena Ferrante. Si è trattato di una conferma in quanto sono stata socia in passato avendo modo di riscontrare la capillarità, profondità e validità dello studio che la SIL ha compiuto da moltissimi anni sul lavoro culturale delle donne, iniziando in tempi in cui era ancora più difficile di adesso trovare materiali critici adeguati a uno studio dedicato.

Il 2020 inoltre porterà un ulteriore ampliamento degli orizzonti del Fondo librario di poesia che coinciderà con una precisazione dell’operato nell’ambito della poesia contemporanea in vista di una costituzione in termini associativi del tutto nuova che riguardi esclusivamente l’aspetto di raccolta e analisi dei testi oltre le azioni che hanno sempre contraddistinto i nostri progetti in ambito sociale.

Questo cambiamento nasce dall’aver avuto modo di comprendere negli anni che il significato civile dell’operato del fondo librario rientra in un modo di concepire la politica attraverso pratiche di incontro e confronto fisico su campi come quello della scuola, degli eventi pubblici cittadini e del disagio mentale considerandoli luoghi per eccellenza in cui si possa e si debba esprimere il significato migliore del termine politica attraverso un lavoro culturale che parta dalla poesia. Il nuovo progetto del fondo librario ha inizio dal dato empirico che proviene da questa esperienza: L’albero capovolto è un progetto ideato per l’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino che vuole indicare sia una continuità della collaborazione che si è stabilita con i docenti e la dirigente di quell’Istituto ma che partendo da questa continuità si ponga in dialogo oltre l’aspetto volutamente locale dei progetti ideati fin qui.

In questo senso i laboratori che avranno luogo tra gennaio e febbraio, l’illustrazione delle modalità di svolgimento, delle tematiche e degli stessi materiali testuali e grafici verranno illustrati nell’ambito del convegno VentiVenti, organizzato a fine aprile dalla rivista Polisemie presso l’Università degli studi La Sapienza e da quella rivista successivamente pubblicati tra gli atti del convegno. La sede per questi contenuti ci pare ottimale oltre che lusinghiera in quanto il convegno si propone come un’occasione di confronto e di riflessione sui vent’anni di poesia che hanno segnato l’inizio di questo millennio.

Inoltre mi ha fatto molto piacere l’invito a scrivere un articolo che sarà pubblicato nel corso del 2020 per la rivista milanese Il Segnale. Percorsi di ricerca letteraria nella rubrica Soggettività-scritture. Il Segnale è una rivista molto sensibile alle tematiche più attuali legate alla poesia. Il mio testo perciò illustrerà in forma discorsiva le tematiche e la forte spinta ideale di questo nuovo progetto come il compimento di un percorso di crescita e consapevolezza che ha riguardato le classi di studenti e docenti che abbiamo incontrato e inevitabilmente ha riguardato me come poeta.

VentiVenti 16/18 aprile La Sapienza

Sono molto lieta di annunciare la partecipazione del Fondo Librario di Poesia Contemporanea di Morlupo al convegno VentiVenti 16/18 aprile 2020 organizzato dalla rivista di poesia Polisemie presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza“. L’ambito di partecipazione è quello sociale e prevede le seguenti tematiche:

Editoria e poesia oggi – Analisi della produzione poetica iper-contemporanea in rapporto alla realtà editoriale italiana ed estera. Nuove tecnologie e scrittura poetica – Incidenza dei nuovi strumenti tecnologici nella composizione e ricezione del testo e nella comunicazione dell’informazione poetica oggi. Testo e società, azione e reazione – Rapporto tra testo poetico e realtà sociale: come la poesia possa farsi interprete del contesto attuale e quanto l’atto poetico riesca a incidere nella trama sociale.


Qualche giorno fa è stato presentato il Rapporto di OCSE e della Commissione Europea (CE) “Supporting Entrepreneurship and Innovation in Higher Education in Italy” sulla capacità innovativa e imprenditoriale del sistema italiano di istruzione superiore.

L’indagine certifica un pesante declino culturale e il fallimento dei processi di inclusione scolastica degli ultimi 20 anni. Ciò che viene evidenziato è che oltre ai fondi da assegnare alla scuola e ai progetti culturali ad essa dedicati, siano indispensabili una certa continuità e una capacità di superare gli stereotipi educativi e culturali più dannosi e inefficaci ai fini del coinvolgimento reale degli studenti entro il processo educativo.

La mia partecipazione ai lavori del convegno VentiVenti sarà finalizzata a descrivere gli obiettivi e gli esiti che in quasi dieci anni di attività il Fondo Librario di Poesia di Morlupo ha posto in essere attraverso l’organizzazione di progetti legati in vario modo alla poesia nel suo ruolo di agente e reagente sociale necessario a cogliere le criticità e le possibilità entro un discorso strettamente contemporaneo. Nello specifico avrò modo di illustrare il progetto del tutto nuovo che da gennaio 2020 il Fondo Librario di Poesia Contemporanea attuerà in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino.

Le novità che si stanno prefigurando per quanto riguarda l’anno prossimo, sono al momento incoraggianti. Una su tutte riguarda appunto la maggiore precisazione del mio lavoro nell’ambito del Fondo Librario di Poesia che nei prossimi mesi attuerà attraverso ulteriori cambiamenti una più mirata politica di studio, ricerca e azione sociale.