I 25 anni della SIL

Guarda tutti i video realizzati per l’occasione sul

canale YouTube

Il 2020 è stato anche l’anno in cui la Società delle Letterate ha compiuto un anniversario importante. Per i 25 anni della SIL, il direttivo ha immaginato un’iniziativa volta a superare in parte le inevitabili distanze imposte dalla pandemia. E’ stato chiesto alle socie di realizzare un breve video in cui ciascuna raccontasse la propria esperienza associativa. Le socie che stanno aderendo sono molte. Video come quelli di Elvira Federici, Silvia Neonato, Anna Maria Crispino e Paola Bono sono davvero in grado di comunicare tutta l’importanza di una realtà associativa femminista il cui fulcro è, ed è sempre stata, la letteratura ma anche la creatività femminile in tutte le sue forme. Mi fa piacere, a chiusura di quest’anno, condividere qui anche il mio contributo, e invitare chi fosse interessata/o a iscriversi al canale YouTube della SIL e a seguire il sito dell’associazione su cui sono segnalate iniziative, opportunità, contenuti e eventi legati all’universo variegato della SIL.

Grazie al direttivo SIL!

Martedì 10 novembre la Società Italiana delle Letterate ha ratificato e reso operativo il mio ingresso nell’attuale direttivo.  Ringrazio la presidente Elvira Federici e le altre componenti: Marta Cariello, Maristella Lippolis, Loredana Magazzeni, Gabriella Musetti, Donatella Saroli. L’invito mi inserisce nel momento in cui la carica si è resa vacante per via di un membro dimissionario. Questa ulteriore possibilità di partecipazione mi ha portato a riflettere sulla mia effettiva efficacia nel ricoprire un ruolo attivo in SIL svolgendo un servizio così importante come quello legato alla comunicazione, tuttavia non discostandomi dalle ricerche, dai temi e dai linguaggi che mi appartengono da sempre, come quelli della critica letteraria e della poesia.

È un’identità di orizzonti quella che mi ha spinto a accettare di fare parte del direttivo SIL, la quale si basa su interessi comuni forti come quello legato alla questione problematica e annosa del canone letterario nel mondo dell’istruzione scolastica, allo studio delle genealogie femminili in ambito storico e letterario e all’interesse nelle frontiere di sostenibilità realisticamente raggiungibili per tutte e tutti, attraverso lo studio del pensiero ecofemminista. Sono questi i temi che mi spingono a credere di poter svolgere, insieme a questo direttivo, un lavoro di promozione del femminile davvero condiviso e fertile.

L’incarico oltre che onorarmi mi rende profondamente conscia dell’importanza e della responsabilità di un ruolo, come quello che mi si propone, cioè legato alla rappresentazione e comunicazione di SIL. Perciò fortemente impegnato sull’accuratezza di un linguaggio che rispecchi una pratica e una politica che a partire dalle modalità espressive e relazionali nonché dai temi scelti, renda evidente per contrasto quanto la disparità di genere e sociale si nutra di linguaggi, luoghi comuni e pigrizie culturali che creano mondi e relazioni su presupposti ogni giorno più irrealistici.

Concordemente al direttivo ritengo che in questo momento così difficile per tutte e tutti, la SIL possa e debba avvalersi dei molti contenuti, pratiche relazionali  e energie  che in venticinque anni  le socie hanno saputo mettere in circolo per affrontare e rappresentare la sfida proposta dalla complessità di ogni momento presente. È questa capacità che ha reso la SIL oggi più che mai riconoscibile  in quanto ente accreditato nella produzione creativa femminile in ambito italiano e internazionale, nonché nella cura, studio e promozione delle pratiche femministe. 

3 ottobre INVISIBILI? Società Italiana delle Letterate

il nuovo libro su Elena Ferrante

prima presentazione

Il libro di tutti e di nessuno

Un ritratto delle italiane del XX secolo

Casa Internazionale delle Donne di Roma

Sala Lonzi sabato 3 ottobre a partire dalle 10,30

Organizzato da Società Italiana delle Letterate con Leggendaria e Letterate Magazine

INVISIBILI autorialità. Cos’è? A proposito di Elena Ferrante
Viviana Scarinci. Il libro di tutti e di nessuno. Elena Ferrante Un ritratto delle italiane del XX secolo, Iacobelli editore 2020
Isabella Pinto. Elena Ferrante. Poetiche e politiche della soggettività, Mimesis, 2020
Coordina Tiziana de Rogatis. Elena Ferrante. Parole chiave, edizioni e/o 2018

“Volontaria in chi ascolta o indotta dall’abilità di chi affabula è comunque quella sospensione dell’incredulità accordata a un racconto ciò che si fa garante dell’autorevolezza di una storia che ci restituisce il piacere intenso con il quale soprattutto le favole ci fanno partecipare al gioco delle possibilità messo in campo dal destinoIl libro di tutti e di nessuno. Viviana Scarinci

“Forse è per questo che le divergenze nel caso di Elena Ferrante risultano tutte estremamente significative: riformulando all’infinito la propria versione, non approdano mai a nulla di definitivo. Perché alla fine dei conti c’è sempre qualche cosa che manca cioè il corpo della donna che si chiama Elena Ferrante”.

La giornata del 3 ottobre si apre con il tema INVISIBILI? che introdurrà l’assemblea nazionale della SIL, Società Italiana delle Letterate.

Come sottolinea Elvira Federici, presidente della SIL: “Questo appuntamento è stato promosso anche come gesto apotropaico rispetto alla situazione covid 19, è in realtà il primo che quest’anno la SIL promuove in presenza, dopo che abbiamo dovuto sospendere la nostra partecipazione a Feminism3 e rimandare a data da destinarsi il seminario residenziale estivo di Viterbo. È un appuntamento costruito con l’apporto delle riviste Leggendaria e Letterate Magazine e riepilogativo di alcuni temi e linee di lavoro cari alla Società delle Letterate e alle riviste citate.

Nell’arco di 25 anni la Società Italiana delle Letterate ha elaborato e prodotto, attraverso i convegni, i seminari, i focus delle riviste. Ciò è testimoniato da un ricco bagaglio di studi e pubblicazioni. Dalla collana Workshop di Iacobelli, in cui troviamo, ad esempio, Epiche o L’invenzione delle personagge o Morante la luminosa o Il romanzo del divenire o l’ormai leggendario Oltrecanone o Dell’ambivalenza, tra l’altro a proposito di Elena Ferrante o Terra e parole, da cui addipaniamo il filo che porta a Laudomia Bonanni.

Le pubblicazioni curate da socie come tra le altre Laura Fortini, Serena Guarracino, Anna Maria Crispino, Adriana Chemello, Luisa Ricaldone, Bia Sarasini, Paola Bono, Silvia Neonato rappresentano, per la SIL un punto di partenza ma anche anelli di più vaste genealogie da costruire, grazie a nuovi apporti.”

Con l’importante giornata del 3 ottobre continua Federici: “Riprendiamo dai temi che non si archiviano mai, perché sono tra i moventi della nostra ricerca e del nostro agire politico, ma non cominciamo daccapo. E che l’anno che in qualche modo, ostinatamente, ci accingiamo ad aprire, sia pieno di occasioni, di pensiero, di relazione, di ricerca, di politica!”

Politiche dell’inadeguamento

Per quasi dieci anni ho gestito il fondo librario di poesia contemporanea che è stata un’attività di tipo associativo supportata dalle istituzioni (scuola e comune) e anche da un forte consenso della comunità locale in cui sono nata e vivo.  La pandemia come per tutti è stata uno spartiacque anche per me. Questa necessità che ci ha colpito, di cercare di riorientarsi alla luce di un evento così imperscrutabile, si è confrontata nel mio caso di intellettuale con tutti i ruoli che come donna, mi si richiede di incarnare. Ma anche e inevitabilmente con il lavoro, le scritture e le esperienze relazionali che hanno contraddistinto il periodo in cui il massimo impegno che ho profuso, figli a parte, è stato quello della gestione del fondo librario di poesia e delle sue attività. La mia personale collusione con la poesia, insomma, mi ha condizionato non poco in termini di responsabilità.

Questo potrebbe sembrare una contraddizione per coloro che pensano la poesia allocata in un ipotetico altrove. Cioè non strettamente connessa a un modo di intendere la realtà che comprende i linguaggi che competono la società, l’ecologia, l’economia, l’oppressione di tutte le minorità. E soprattutto per coloro che disdegnano il linguaggio diciamo ‘basso’ non capacitandosi della stringente necessità di ammetterlo in un discorso condiviso tanto letterario quanto sociale che sia intragenerazionale, interclassista e interraziale.

Diversamente non si avrà difficoltà a seguirmi se si pensa la poesia come io la penso, e come la pensava Nadia Campana cioè come qualcosa che consente di vedere quanto si rende ammesso al dicibile, e mutare tutte le volte di conseguenza i registri del linguaggio entro i temi e gli agenti incontrollabili più o meno conclamati che ci investono.

Nadia Campana (1954-1985) è stata una figura importante nel panorama della poesia e della traduzione italiana ma come molte intellettuali donne, messa al margine dalle non alternative imposte dal tempo in cui è vissuta.  Campana professava attraverso i suoi saggi e le sue traduzioni di Dickinson, Brontë, Cvetaeva il modo precipuo in cui la poesia e la letteratura si configurano attraverso il corpo e la condizione femminile. Ma anche l’impossibilità per la poesia e la letteratura femminile di essere apertamente e direttamente gravate della responsabilità politica e sociale pretese dalle ideologie del suo tempo. Campana ascriveva fiduciosamente alla bellezza, che secondo la poeta ha un rilascio lento, il compito di sortire i suoi effetti, all’interno di quel continuo mutare di cui sopra.

Mutamento che però ai giorni nostri, i fatti del presente mostrano come l’estensione di una complessità di cui i corpi contemporanei subiscono conseguenze dirette che sfumano nell’ignoto e nel paradossale. Vedi gli effetti della profondissima crisi economica che non molla la sua presa, della recente pandemia e dei cambiamenti climatici sul particolare della vita di ciascuna/o.


“Anche il discorso sulla letteratura femminile, che prima abbiamo sfiorato, ci pare ora viva su fondamenti eccessivamente rigidi e contrappositivi. Se fosse vero che il linguaggio delle scrittrici è solo orizzontale e troppo legato al corpo non avremmo altre artiste eccellenti seppur passionali come Gaspara Stampa, Marina Cvetaeva, le sorelle Brontë. La poesia autentica è più forte dell’ideologia e la violenza dispotica di ogni interpretazione, politica o psicanalitica che sia, spesso è incapace del principio di individuazione, di scorgere il particolare nel generale, riducendo tutto a un deja vu senza appello. Inoltre resta da chiedersi se è giusto sovrastare la figura di una poeta-donna con forme di responsabilità sociologiche e politiche così gravi. Pretendere insomma che cambiasse un orizzonte di pensiero, e se non sia più giusto puntare lo sguardo sulla poesia e sul coraggio che questo lavoro imponeva a quei tempi come in tutti i tempi. La bellezza è di per sé rivoluzionaria e suoi semi portano frutti, anche se non nell’immediato, perché i modi della sua trasmissione non sono così semplici come avviene per i sistemi di pensiero più innocui. Del resto questo racchiudere la poesia in griglie ideologiche ha sempre significato rimozione”

Campana viveva con piena coscienza la necessità di un principio di individuazione estraneo all’ideologie di segno diverso tra loro, ma custodi tutte di un carattere esclusivista che nessuna poetica culturale, a mio avviso, dovrebbe più consentirsi. Scrive Campana in merito a una delle possibili definizioni dell’agire poetico: fa parte di un gioco tragico quello di non lasciare che le immagini vengano strutturate dal pensiero o dal credo politico gettandosi invece contro le cose fuori dall’adeguamento e dalla registrazione.

Era soprattutto questo ciò che scandiva a chiare lettere Campana anche attraverso il suo destino personale, situandosi come corpo scrivente in questo gioco tragico con lucidità e sacrificio. E a mio parere anche segnando una possibilità di individuazione ancora più precisa per il corpo femminile scrivente articolato entro quel rilevamento linguistico che pure non si adeguava.

Molto interessante e a mio avviso assonante in questo senso è il contributo di Elvira Federici, presidente della Società Italiana delle Letterate che attraverso un articolo pubblicato per Letterate Magazine l’11 luglio scorso, analizza il celebre grafico della ciambella dell’economista inglese Kate Raworth. La studiosa è conosciuta per il suo lavoro che descrive come un modello economico in equilibrio, i bisogni umani essenziali e i confini planetari conosciuti dalle scienze umane, sociali e naturali. Federici nella descrizione del fondamentale contributo di Raworth conclude che un modello come quello dell’economista inglese, una rappresentazione cioè in grado di rilevare un numero più alto possibile di variabili e interazioni, costituisce quanto di più auspicabile in termini necessariamente cooperativi tra persone e specie.

Questa rubricazione dei vari piani del linguaggio specifico all’interno di una visione estesa e multidisciplinare non può non essere tenuta in considerazione da chi si occupa di poesia, là dove poesia è da intendersi come mutuabilità del proprio linguaggio entro una visione esterna di tutti i linguaggi per mezzo dei quali agisce il reale. Allo stesso modo non si può non tener conto della società in termini di diseguaglianze di genere, razziali, economiche e dei gruppi che costituiscono il tramutarsi di queste disuguaglianze in risultanti culturali non pervenute a ciò che intende se stessa come cultura universale.

L’emergenza climatica è rilevabile all’interno degli agenti che condizionano l’equilibrio naturale immediatamente fuori dalle grandi città. L’esperienza precipua che il corpo femminile scrivente, e non scrivente, quotidianamente compie entro tutti i ruoli che competono al suo agire configura una consapevolezza la cui precisazione oltranzistica è doverosa, soprattutto ai fini di una responsabilità generazionale che riguarda donne e uomini i quali consentono al proprio agire una posizione situata e fluida.

Perciò nel mio piccolo sto immaginando daccapo un lavoro redazionale e organizzativo per Contemporanea – fondo librario, con tempi diversi da quelli frenetici imposti dal blogging ma con una cura d’eccezione ai contenuti e alla loro presentazione grafica. In quest’ottica mi pare un’opportunità del tutto connessa alle necessità nuove di questo presente, quella della pubblicazione di testi di interesse al discorso di cui sopra, quella dei rapporti con le scuole e le università, ma anche l’organizzazione di eventi e promozioni di materiali connessi a tutto questo.

Ciò perché ancora credo che siano scelte indispensabili a una poetica, e quindi in questo senso diversamente politiche, tutte quelle relative al non adeguarsi dei linguaggi per mezzo dei quali ci si relaziona comunemente con il mondo di fuori. Non adeguarsi alla frenesia e alla sovraesposizione del corpo scrivente secondo le modalità prevalenti, non adeguarsi alla necessità di consenso che inevitabilmente agisce e tradisce l’eventuale originalità dei contenuti.

Penso che a questo punto sia più importante che mai la partecipazione ragionata come intellettuali su web e ciò che potrà ancora significare la partecipazione dei nostri corpi alla vita pubblica. Partecipazione reale che non potrà esimersi dal costituirsi come presenza agita attraverso la consapevolezza del percorso fatto da altre e altri in quello che possiamo considerare ormai passato. Ma allo stesso tempo aderendo quanto più consapevolmente possibile alle contingenze del presente, qualsiasi sia l’azione poetica, sociale e lavorativa all’interno della quale si abbia un ruolo.