Questo è un periodo in cui sto scrivendo poco e sto leggendo molto. Un cane che si morde la coda, siccome non riesco a scrivere, leggo. Siccome leggo ogni ipotesi di scrittura evapora nella lettura perché leggere mi è sempre piaciuto di più di scrivere e forse mi viene pure meglio. Comunque è complice di questo momento anche la riorganizzazione della libreria della soffitta in cui scrivo e in cui tengo i libri miei. Leggo un po’ qua e un po’ là su web e anche libri recenti di cui si parla. Insomma mi aggiorno da lettrice e da lettrice a volte mi assale il dubbio che sia diventato un po’ troppo facile capire dove andrà a parare l’autrice o l’autore che mi capita di leggere. Capita che tra tutto il rimasticato, tra tutto lo stesso ma altrimenti detto che autrici e autori si rimpallano di pagina in pagina, di schermo in schermo, di post in post finisci per annuire intanto che leggi solo perché ci ritrovi quello che già hai sentito da qualche parte ma non ti ricordi dove. Eppure ci sono casi in cui servirebbe più tempo, un tempo che non c’è più per cogliere fino in fondo la rivelazione di un linguaggio quando è davvero fuori dalle righe. Ad esempio riorganizzando le edizioni Einaudi mi sono trovata in mano un libro che mi è stato regalato una ventina di anni fa e ho iniziato a leggerlo perché ieri era sabato e il libro era breve. Trovando delle sottolineature ho scoperto che allora l’avevo già letto e totalmente rimosso. Non mi ricordavo nulla, tanto che senza leggere la quarta di copertina che spoilera spudoratamente la trama, le prime dieci pagine che contengono la descrizione di una coppia, moglie e marito, mentre fanno colazione mi sono parse noiose. Si tratta di Body Art di Don Delillo. Dopo la colazione dei coniugi mi sono costretta a continuare a leggere, perché comunque non c’era niente di rimasticato in quella descrizione e si capiva che non c’era nessuna paura da parte dell’autore che la lentezza inabissante di quella descrizione iniziale facesse naufragare l’attenzione di lettrici e lettori. Allora mi sono ricordata perché me lo sono fatto regalare quel libro. Me lo feci regalare perché il fulcro della trama è il lutto. Ci sono dei libri la cui chiave di lettura è una frase, nascosta tra le righe, Body Art è uno di questi. La frase è la seguente:
Ci volevano parecchi livelli di percezione. Ci voleva l’intera storia sociale di come le persone ascoltano quello che dicono le altre persone.
Questo lo si legge a pagina 39 mentre a pagina 21 Delillo aveva lasciato cadere come se niente fosse una roba così:
Tutto è lento e bianco e esangue e tutto accade intorno al verbo sembrare.
Insomma qualora tu non capissi dove vuole andare a parare, come non lo avevo capito io anche spazientendomi che se non fosse stato sabato avrei mollato il libro, Delillo ti dice cosa sta facendo con sconcertante precisione nel metodo e nel merito, in un libro di poche pagine in cui un romanziere sonda il confine tra racconto, poesia e esoterismo. Il punto di contatto tra l’estrema periferia del sembrare e il nucleo infuocato del sentire, diventano linguaggio, un linguaggio in cui fatichi a raccapezzarti perché non l’hai mai sentito prima, perché non l’hai letto da nessuna altra parte, pur capendo che in quello che stai leggendo c’è chi resta e chi non è più che in qualche modo si guardano e si toccano. Certo bisogna darsi tempo, avere pazienza e credo anche essere innamorati dei termini poco rassicuranti in cui la poesia ferisce la realtà e la penetra per capire questo libro di Delillo. Ecco adesso vi voglio dire questo. Non è che io voglio sempre tornare a Vitaliano Trevisan perché ne sono ossessionata, o forse sì, ma con 7 pagine cioè da pagina 5 a pagina 12 di Tristissimi giardini, Trevisan mette in guardia dal perdere quella pazienza e la qualità del tempo necessaria a davvero leggere. In mancanza di questo la realtà dissolve in un delirio di interpretazioni che più che altro delineano un’estetica risaputa di chi scrive come se fosse il racconto più interessante del mondo. Perché? Perché è tutta roba che rincoglionisce allo stesso modo chi la scrive e chi la legge soprattutto quando ha successo. E più ha successo più chi scrive si convince a ottimizzare quel rincoglionimento generale fino a farne un format sempre più efficacie. Proprio di fronte a questo format quando lo chiamano letteratura, finisci per annuire e capire tutto nel tempo breve che ti dai per leggere tra una cosa e l’altra. Ecco volevo dire che a me Body art mi ha fatto un grande favore, mi ha ricordato come leggevo e quello che leggevo e mi ha messo paura che abbia potuto dimenticarlo come qualcosa che invece non sono mai stata capace a fare.

