Marguerite Duras ne L’amante scriveva: “Difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è.” Ma cosa determina la percezione della condizione in cui si è, quando non si tratta di condizioni oggettivamente estreme? Ossia, come si fa a cambiarsi la vita? Anche Buddha aveva qualcosa da dire a riguardo: “O monaci, qualsiasi cosa un monaco pensi o consideri frequentemente, quella cosa diventerà un’inclinazione della sua mente.” Come a dire che diventerà la condizione della sua esistenza.

Allora io, che sono sempre stata una lettrice accanita, ho deciso di pensare anche al mio giardino come penso ai libri, più spesso possibile, anzi tutti i giorni, come faceva Frances Hodgson Burnett, autrice de Il giardino segreto. “Fintanto che avrete un giardino,” scriveva Frances, “avrete un futuro, e fintanto che avrete un futuro sarete vivi.” Come a dire che, se volete avere una vita in cui il tempo abbia senso per voi, in ogni direzione della vostra esistenza, allora fatevi un giardino.

Il giardino segreto è un romanzo di formazione e trasformazione identitaria in cui una bambina e due ragazzi cambiano la loro condizione di vita, di salute, di felicità fisica e psichica perché impiegano tutti i loro pensieri, il loro tempo, le loro energie, il loro desiderio, e soprattutto la carica trasformativa della loro relazione, nel restauro di un giardino abbandonato. Quel lavoro materiale, come sempre accade in giardino, assumerà una forza simbolica che cambierà i loro destini, andrà oltre un piccolo spazio così amato, verso il futuro delle loro vite adulte, ma agirà anche retrospettivamente, trasformando i sentimenti amari di chi aveva abbandonato anni prima quel giardino in un’inclinazione più vivibile e conciliata.

Così ho fatto io in questi anni, e ho fatto bene, perché nel giro di qualche stagione mi sono trovata convinta anche per me stessa di qualcosa che Olivia Laing, a sua volta restauratrice di un antico giardino, scrive con luminosa chiarezza ne Il giardino contro il tempo. “Volevo entrare in una diversa concezione del tempo, un tempo che si muove in spirali e cicli, che pulsa tra marciume e fertilità, luce e oscurità. Già allora intuivo che il giardiniere viene iniziato a un’altra concezione del tempo, che potrebbe anche suggerire modi per sventare l’apocalisse verso cui sentiamo muoverci.” Dunque il giardiniere percepisce il tempo in modo non lineare: come nella poesia, come nella meditazione buddhista vipassana, come nell’arte di chi fa veramente arte.

La mia cameretta di bambina era al secondo piano di una orrenda palazzina, ma c’era un’albizia così alta che d’estate invadeva con la sua chioma il mio balcone. L’albizia è solitamente un alberello, ma nel caso di quella che mi saliva sul balcone, il tronco allora riuscivo appena ad abbracciarlo. Aveva una fioritura gloriosa di piumini rosa, un profumo fiabesco e le foglie erano magiche perché erano composte a loro volta da minuscole foglie. Mi sembravano foglie fatte di foglie, che di notte, o quando c’era vento forte o temporale, si chiudevano a una velocità visibile. In botanica, la nictinastia è il movimento che risponde alle variazioni ambientali in tempo reale.

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La prima albizia che ho comprato per il mio giardino sono andata a prenderla in un vivaio a cinquanta chilometri da casa mia. È una albizia julibrissin, che in persiano significa “albero della seta.” La seconda l’ho comprata questo fine settimana, inaspettatamente, a Bolsena, alla Festa delle Ortensie: una piccola esposizione florovivaistica tra le più interessanti che il Lazio propone nella stagione, in cui questo tipo di manifestazioni sono parecchie. Prima di andare mi sono detta che avrei comprato solo qualcosa di impossibile da trovare altrove, qualcosa che nelle mie escursioni in vivai, consorzi agricoli, laboratori di artisti del giardino non avevo mai visto. E infatti ho trovato niente meno che un lupo e un’albizia Julibrissin Summer Chocolate, unico espositore ad averla in un unico esemplare: Piante Biagini Saverio di Biagini Leonardo a Pistoia.

La Julibrissin Summer Chocolate è una varietà di albizia strepitosa, che si distingue per il suo aspetto unico e le foglie color cioccolato, un colore ricco, pastoso, scuro, che dona alla pianta un aspetto esoterico. Questa varietà è conosciuta anche per la sua splendida fioritura estiva, che produce fiori piumosi di colore rosa intenso a forma di pompon, simili a quelli della mimosa, ma più grandi. Questi fiori attirano numerosi impollinatori, come api e farfalle, e creano un bellissimo contrasto con le foglie quasi nere.

Quasi dello stesso colore è il lupo di Art Design Corten. Ma come potevo lasciare a Bolsena la silhouette di un lupo d’acciaio corten dopo che mio figlio si è offerto di regalarmelo? Un lupo che nel giardino si distinguerà per inamovibilità e resistenza alla corrosione atmosferica, e per la caratteristica patina rosso-brunastra che si forma sulla sua superficie. L’acciaio corten è un materiale virtuosissimo che, esposto agli agenti atmosferici, sviluppa una patina protettiva che si comporta come uno scudo contro ulteriori ossidazioni. Questa patina, inizialmente arancione, assume poi una colorazione bruno-rossastra ed è composta da uno strato esterno poroso e uno interno ricco di elementi come rame, cromo e fosforo, che lo rendono impermeabile.

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Non so dire quanto mi ha emozionato trovare questi due doni delle circostanze o dell’aspirazione a una mia ulteriore condizione di giardiniera, che più che seguire l’orologio da polso segue una specie di Horologium Florae, un po’ come quello dell’albizia. L’Horologium Florae, o orologio floreale di Linneo, è un concetto ideato da Carl Linneo il Giovane, figlio del famoso botanico, che consisteva in un giardino ideale in cui le piante venivano disposte in modo che, aprendo e chiudendo i loro fiori a orari diversi, potessero indicare l’ora. Linneo, dopo anni di osservazioni della nictinastia—anche dell’albizia—aveva stilato infatti una lista di piante con i rispettivi orari di fioritura, organizzandole in modo da creare un vero e proprio orologio floreale.

In pratica, l’idea del figlio fu quella di utilizzare la ciclicità delle fioriture per misurare un tempo speciale, impossibile da definire fuori dall’esperimento, perché le fioriture quotidiane non coincideranno mai con le ore dovute. Una meravigliosa contraddizione, come quella di un lupo da giardino che esiste solo in acciaio corten.

Preciso per tranquillizzare che la mia nevrosi botanica al momento non ha raggiunto le vette del figlio di Linneo, tuttavia ci credo fermamente che per chi ha una vera capacità di creazione, non sia  tanto importante raggiungere obiettivi ma inventare la propria condizione  ulteriore, cosa difficilissima come diceva Duras, perché viene dalla  fede ostinata nella scansione di un tempo proprio e naturale che anche se fallisse, come l’esperimento del figlio di Linneo, fallirebbe solo meravigliosamente.