In questo secondo post della nuova Diaria il percorso è tra le pagine di due autori che sembrano legati da un filo rosso: Domenico Starnone e Elena Ferrante. La loro narrativa, apparentemente distante, si intreccia in modi sorprendenti, e scoprire questi legami è come sbirciare dietro le quinte di un grande spettacolo letterario. Il video della diaria di questa settimana Decifrare il codice Starnone è completamente dedicato alla figura del grande romanziere italiano e attinge a un’unica fonte Vero per finta. Scrittura e invenzione nella narrativa di Domenico Starnone di Lara Marrama Saccente. Diaria Podcast si concentra sul confronto a due voci tra Elena Ferrante e Domenico Starnone. Tutto in ogni caso  parte da una curiosità che da anni fa discutere: c’è chi sostiene che dietro il nome di Elena Ferrante si nasconda proprio Domenico Starnone. Non sono solo voci: studiosi e appassionati hanno persino analizzato lo stile di scrittura con metodi scientifici, trovando somiglianze sorprendenti tra i due. Ma al di là di queste indagini, quello che conta davvero è il modo in cui entrambi affrontano il confine tra reale e immaginario.

Starnone, per esempio, si lascia guidare da una voglia incontrollabile di storie da una smania aneddotica che ti contagia. La sua letteratura nasce spesso da un piccolo fatto privato, un dettaglio apparentemente insignificante che può diventare anche plot. Nei suoi romanzi ritrovi sempre certi motivi ricorrenti, come la donna con la vestaglia verde o le scarpe allacciate in modo insolito: sono scampoli di realtà cuciti dentro la trama, la firma inconfondibile di chi sa manipolare la memoria come nessun altro.

Poi c’è il modo in cui Starnone alterna il dialetto napoletano e l’italiano, l’infanzia e la maturità. Il napoletano è la lingua della scoperta, dell’istinto; l’italiano, quella della riflessione. L’infanzia, la scuola, la famiglia diventano lenti indispensabili attraverso cui chi legge Starnone finisce per guardare se stess*.

Ferrante, invece, gioca in modo diverso. La sua invisibilità personale non è solo un mistero mediatico, ma una vera strategia letteraria. Con la saga de “L’amica geniale”, Ferrante dà spazio alle voci dimenticate, intrecciando storie personali a quelle collettive e mettendo in scena una genealogia femminile fondamentale da esplorare. Qui, chi legge è protagonista: c’è sempre spazio per l’ambiguità, per i segreti, per le menzogne che la realtà porta con sé. E l’opera finita parla da sé, lasciando che tu possa completarne il senso con la tua immaginazione.

Alla fine, Starnone e Ferrante partono dagli stessi materiali – l’infanzia, Napoli, i frammenti di realtà – ma mentre uno ti mostra ogni passaggio della lavorazione, l’altra lascia che tu possa solo ammirare il risultato e chiederti come sia stato possibile. Ecco, forse il vero miracolo della narrativa è proprio questo: un gioco infinito tra chi costruisce e chi interpreta, tra chi si espone e chi si nasconde.


I materiali di questo post sono stati ideati da Viviana Scarinci con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le fonti utilizzate sono esclusivamente Il libro di tutti e di nessuno. Elena Ferrante e le italiane del XX secolo di Viviana Scarinci e Vero per finta. Scrittura e invenzione nella narrativa di Domenico Starnone di Lara Marrama Saccente