Elena Ferrante e il romanzo storico

A gennaio 2023 arriva su #Netflix #Lavitabugiardadegliadulti la #serieTv tratta dal romanzo di #ElenaFerrante che più di tutti entra nel contemporaneo della #storia #sociale #italiana esprimendo una combattiva medianità tra migliori e peggiori, favoriti e sfavoriti.

Mediazione multifocale nell’opera di Elena Ferrante 

Nell’approccio all’opera di Elena Ferrante bisogna tenere conto di una premessa che riguarda questa autrice e il fenomeno della diffusione legata ai contenuti storici, politici e simbolici dei suoi romanzi: il pregiudizio che vuole la cultura di massa come principale avversario del mantenimento della tradizione letteraria e filosofica europea presso i contemporanei, costituisce uno degli oggetti di maggiore rilievo entro cui la poetica di Ferrante svolge un vero e proprio ruolo di mediazione multifocale.

La massificazione dell’utilizzo dei media digitali, la pluralità delle loro interazioni non del tutto leggibili con i mass media tradizionali, l’invadenza delle pubblicità e perciò dell’economia di mercato nell’immaginario collettivo, lettori e spettatori chiamati nella stessa misura a farsi fruitori in quanto pubblico: sono tutti fattori che hanno portato al progressivo e diffuso disinteresse del cittadino globale per la funzione del romanzo inteso come opera di un certo valore umanistico. Ossia, secondo una definizione classica, un’opera che pur restando nella sua funzione tradizionale di intrattenimento, sappia anche rivolgersi alle lettrici e ai lettori contemporanei come strumento che abbia per oggetto la conoscenza delle donne e degli uomini, del loro pensiero, delle loro attività materiali e spirituali e del loro comportamento attraverso i tempi.

La mediazione che l’autorialità di Elena Ferrante opera nel metodo e nel merito riguarda questo dato di fatto che di primo acchito sembra illustrare un irrimediabile scontro di mondi. Quello che l’autrice articola a partire dalla saga de L’amica geniale, e poi con il personaggio di Giovanna de La vita bugiarda degli adulti che ancora di più esprime questa combattiva medianità, è un conflitto che ha luogo entro una pluralità di livelli a dir poco perturbante. Con L’amica geniale infatti Ferrante induce coloro che leggono a assumere una prospettiva molto più complessa di quello che sembra. In questo modo lettrici e lettori affrontano un conflitto che ha caratteristiche note, seppure abbia luogo nei meandri di una storia privata. Tuttavia questa storia ha anche l’aria di essere la confessione segreta di un personaggio pubblico femminile inscritta in una porzione molto significativa della storia contemporanea italiana. Ne La vita bugiarda degli adulti, disegnando il personaggio di Giovanna, colto nell’età in cui inizia il processo di individuazione, l’autrice ancora di più sintetizza l’elemento dello scontro-incontro degli antipodi che, nel caso di quest’ultimo romanzo, deflagra nell’ottica di una sola persona, piuttosto che in un rimando speculare tra due amiche. È una prospettiva conflittuale ancora più eloquente quella di Giovanna al centro di un dissidio familiare che, animando la sua infanzia e adolescenza, mette in un contatto ancora più evidente le forme del sociale, il dato storico contemporaneo e la coscienza collettiva con la conflittualità e l’unicità sempiterna che albergano nell’umano.

La vita bugiarda degli adulti è una nuova serie originale di Netflix tratta dal romanzo di Elena Ferrante. Arriva il 4 gennaio 2023. Nell’attesa leggi l’articolo e ascolta il podcast.

In quest’ottica, sdoppiata e riunificata, lo scontro tra l’individuo “migliore” – in quanto di formazione umanista e classica nel suo affrontare le sfide del presente – e l’individuo che non si accetta “peggiore” – perché si percepisce contemporaneo nel rigettare la conoscenza di una stratificazione omologata della propria matrice culturale – diventano un dato. Un dato importante che, espresso dal matrimonio e dalla separazione nelle due famiglie dei Greco e degli Airota, diventa ancora più significativo in quanto capace di andare oltre l’economia narrativa di quella porzione specifica di racconto. Così come i due fratelli Trada ne La vita bugiarda degli adulti si impongono a una classificazione in termine di migliore e peggiore che però viene continuamente sbugiardata. Andrea, il padre di Giovanna, che ha infatti studiato emancipandosi dalla sua origine umile, assurge allo stereotipo di “migliore”: forse colto ma sicuramente in rapporti irrisolti con la propria provenienza sociale tanto che la scelta della moglie e dell’amante esprimeranno anche una “scalata” che grazie all’amore acritico delle due signore nei suoi confronti, dal basso porteranno il suo appartamento cittadino almeno topograficamente sempre più in alto. Mentre la zia Vittoria, sorella di lui, è l’individuo “peggiore”, cancellato perché impresentabile, ma non perché vittima di questa ingiustizia risulta persona meno bugiarda e manipolatrice del fratello.

L’altro elemento conflittuale di estrema rilevanza che emerge da L’amica geniale riguarda quella che il femminile matura in termini di consapevolezza nei confronti di un maschile che ha posto se stesso come elemento fondatore di tutto quello che concerne l’humanitas. Tuttavia un femminile che ha iniziato l’individuazione culturale della propria matrice precipua dal disconoscimento dell’esaustività dell’elemento fondativo patriarcale, ne L’amica geniale sfocerà molto più realisticamente nel rivolgere la propria innata ricerca conflittuale e ambivalente, verso la matrice fisica e biologica di tutti: la madre. Mentre il materno ne La vita bugiarda degli adulti in un certo qual modo sembra celebrare la sua sconfitta, soggiogato dalla figura prevaricatrice, pur senza averne l’aria, di questo padre bifronte che si pone con l’autorevolezza di un arbitro ma che poi è anche sommessamente maldicente e banalmente opportunista. La fanciulla Giovanna stavolta, si accorge di tutto ciò da sola, anche se mefistofelicamente pungolata dalla zia e non grazie a una madre che potrebbe essere all’incirca coetanea di Lila e Lenuccia.

L’applicazione del metodo della composizione e scomposizione di binomi (Lila/Lenuccia, migliore/peggiore, bambina/bambola, maschile/femminile, marginalità/ centralità, sotto/sopra, nord/sud, Airota/Greco, famiglia/società, comunisti/fascisti, rione/nazione, dialetto/ lingua nazionale, Napoli/Italia) che esprimono il loro agonismo e antagonismo in un tempo e un luogo molto ben precisati, l’Italia degli anni compresi tra il 1944 e il 2011, vale anche per La vita bugiarda degli adulti la cui trama è ambientata nella Napoli degli anni Novanta. Un metodo che si fa strumento di una mediazione di cui il binomio visibilità/invisibilità che è un attributo dell’autrice e non del romanzo, diventa un’ulteriore e importantissima funzione narrativa.

A questa dolorosa ricerca sul materno, iniziata narrativamente con una madre morta annegata e conclusa quasi trent’anni dopo con una sola superstite che si riappropria di due bambole provenienti dalla sua infanzia, si aggiunge, con La vita bugiarda degli adulti, una ricerca che accenna alla demolizione diretta del mito paterno.

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